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Testimonianze di una terra amata e vissuta nei tempi sono sparse ovunque, molte delle quali ancora da scoprire, dal segno lasciato dai romani sulla roccia intagliata per par passare la strada costiera al selciato in pietra della piazza del Municipio. Molti dei reperti sono conservati nel museo cittadino custodito nella Torre dei Rosa, il resto è a diposizione del turista come in un museo aperto e diffuso! Spiccano particolarmente la Cattedrale e il Vescovado, il Palazzo Braschi e quello della Bonificazione Pontina, la chiesa del Purgatorio e il Palazzo dei Forni, Porta Romana e Palazzo Risoldi, Palazzo Cardinali e le case Angeletti. Fuori dalla città, sulla cima del monte Sant'Angelo, si trova l'antico santuario di Giove Anxur. Terracina ha conservato delle straordinarie testimonianze della sua storia . I ritrovamenti più antichi nel territorio si riferiscono a materiali preistorici rinvenuti nella Caverna della Catena al Pisco Montano. La città ebbe il nome di Tarracina, di presumibile origine pre-indoeuropea e secondo alcuni collegato al vocabolo etrusco, Tarchna, Tarquinia, ma si narra anche di un gruppo di esuli Spartani che, fuggiti dalla loro patria, approdarono sulle coste del Tirreno, dove fondarono un villaggio. Mantennero le loro usanze e i costumi originari, come l'uso di far cenare gli ospiti non su una tavola imbandita ma sulla terra nuda, da ciò il nome della città Terra - cena, trasformatosi nel tempo in Terracina.

« ci riuscì tanto gradita la visita a Terracina sulla rupe. Avevamo appena ammirato questo quadro, quando scorgemmo il mare davanti alle mura. Subito dopo, l'altro lato della montagna-città, ci offrì lo spettacolo di una nuova vegetazione. I fichi d'India tendevano le loro foglie grasse e corpulente, fra gli umili mirti del fogliame verde grigiastro, sotto i granati d'un verde dorato e il verde cenere degli ulivi. Lungo la via ci apparvero fiori e cespugli che mai avevamo veduti. Narcisi ed anemoni tappezzavano i prati. Per un po' di tempo si vede il mare a destra, ma le rocce calcaree restano in vicinanza a sinistra. » (Johann Wolfgang Goethe)

L'Acropoli di Terracina, fu il luogo da cui, come racconta Omero, Ulisse salì per guardarsi intorno, osservando il contorno dell'isola Eea (attuale Promontorio del Circeo). Se storia e leggenda combaciassero allora sul Pisco Montano avrebbero dovuto esserci le attrezzature della nave di Ulisse, messe in deposito, in attesa della ripartenza dell'eroe per Itaca. "Bello e ampio n'è il porto; eccelsi scogli Cerchianlo d'ogni parte, e tra due punte, Che sporgon fuori e ad incontrar si vanno, S'apre un'angusta bocca…"

 

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